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Newsletter inviate

Pemba, 12 febbraio 2007

Carissimi amici,

 

I containers non sono ancora arrivati, ma il lavoro da fare non manca, si devono preparare le fondamenta e i muri portanti della struttura per la costruzione dei capannoni; non mancano le mille piccole cose da riparare, assestare o rinnovare, e qui ci si mette Walter che non si perde mai d’animo anche se mancano le adeguate attrezzature, lui ne scopre sempre di nuove…

Ci sono ancora dei bagni da ricostruire e tutte le tubature da controllare; l’impianto dell’acqua va riparato e dato che la corrente ha gravi sbalzi Mario sta progettando di fare una centralina. Zeno sta rilevando e prendendo misure, nel tentativo di far salire dritti i muri; Claudio e Giampietro che sono esperti di campi e giardini, si stanno divertendo a scavar buchi e portare terra con il trattore da un cantiere all’altro, prima preoccupazione e’ quella di concludere la vasca per la raccolta delle acque piovane….il giardinaggio verra’ in seguito………

Paolo, uno dei piu’ giovani, che ha esperienze in vari campi ma principalmente e’ falegname, dice che sta apprendendo tante cose nuove…. questi uomini hanno veramente mille risorse!

Con loro a lavorare ci sono anche due donne che pero’ si distinguono a fatica dal gruppo per impegno messo in gioco se non che’ portano la gonna, sr Maria e sr Franca, infaticabili.

 

Le signore invece si sono divise gli incarichi per la gestione della casa: c’e’ chi lava e stira tutto il giorno, chi sopporta il grande calore dei fornelli senza mai lamentarsi, e ci fa sentire meglio che a casa; chi trasforma ogni pezzo di stoffa in camicie, tende, pantaloni…….tentando di spiegare strategie nuove alle signore/i che lavorano nella sartoria.

 

Le famiglie che giungono qui ogni giorno, per chiedere aiuto, alimenti e medicine sono molte e alcune di noi stanno affiancando Sr Elisa nella sua opera, ma senza conoscere la lingua ed i casi assistiti non e’ facile capire di cosa queste mamme necessitano.

Le famiglie in adozione sono veramente tante, e con esigenze di ogni tipo per cui qualunque cosa si faccia sembra non bastare mai. La vita in questa regione e’ veramente dura e i servizi di assistenza sono molto scarsi, per cui e’ importante sostenere ed incrementare questa forma di aiuto. Alcune di noi stanno verificando il sistema di registrazione dei casi assistiti e delle adozioni…….vi assicuro che come per il lavoro manuale e’ indispensabile molta fantasia e pazienza……..

 

Per finire…. e’ solo un modo di dire!.... al pomeriggio il giardino si riempie di bambini vocianti che chiedono solo lo spazio per giocare tranquilli; non mancano di ricevere cure, qualche cosa da mangiare e possibilità di disegnare ed imparare cose nuove. Ci vuole poco a farli ridere e dalle foto credo lo possiate verificare facilmente…… certo avrebbero diritto a ricevere molto di piu’ ma gia’ questo per loro e’ tanto.

 

Ok la prima settimana lavorativa e’ finita ed i lavori compiuti sono tanti anche se per un occhio inesperto come il mio non si vede molto. Certo i nostri lavoratori hanno un’abbronzatura invidiabile! Zeno non perde la voglia di riflettere e di intrattenerci in profonde discussioni ogni sera…… le barzellette come le racconta lui non le racconta nessuno; Claudio e’ sempre dietro alla “casa de banho” ed ai tubi dell’acqua……tanto che ormai ha cambiato il suo nome in Claudio WC; ... sr Maria e’ in crisi profonda, internet non funziona da una settimana e la nostra Skyper non ne puo’ piu’; Paolo, dopo il primo lifting-taglio radicale di barba e capelli, da risultare quasi irriconoscibile, ora ha cambiato anche pelle, tanto da definirsi il signor Langosta (aragosta).

 

Domani andiamo a Chuiba per delineare i confini della proprietà …..e magari ci scapperà pure un bel bagno; qui la costa e’ splendida!

 

Un saluto da tutti noi

 

Paola a nome di :

Maura, Maria, Mario, Claudio V, Claudio T, Adriana, Orfeo, Lella, Rosina, Giampietro, Paolo, Walter, Zeno, e le suore Pastorelle

 


 Pemba, 4 febbraio 2007

 Carissimi amici,

 

sappiamo che siete in attesa di nostre notizie.

Abbiamo iniziato il viaggio missionario a Pemba, Mozambico il 1 febbraio u.s., da Venezia.

In verità l’attività è iniziata molto prima grazie all’intervento di Claudio e la sua famiglia con l’opera di smontaggio dei capannoni, imballaggio sui containers e spedizione; i movimenti del convoglio sono stati accuratamente seguiti ed ora speriamo che arrivino a destinazione in contemporanea a noi.

 

Arriva finalmente il giorno della partenza, il gruppo più grosso che viene da Sommacampagna riesce ad ottenere un passaggio dal bus del comune che si e’ offerto per una corsa speciale solo per loro; l’appuntamento è in aeroporto, l’ultima ad arrivare sono io che arrivo da Ferrara in treno.

Ed eccoci tutti assieme……

 

I bagagli superano decisamente il peso consentito, ma sr. Maria non si fa spaventare e smobilita tutto il personale così dopo aver diviso in borse e borsine le eccedenze ci occorre un’ora per fare passare il tutto sui nastri…

Siamo all’imbarco pronti per scattare le prime foto.

 

Il viaggio e’ lungo ma piacevole, siamo pochi e sull’aereo per Johannesburg riusciamo a fare una notte da re, minimo due posti per ciascuno, eccezionalmente non abbiamo voli in ritardo (4 stop) e nessun bagaglio perduto, unico inconveniente e’ che a Maputo i nostri bagagli vengono scaricati sul rullo e dobbiamo rifare il check-in con il rischio di perdere il volo…

Tutto procede per il verso giusto grazie a sr. Rosangela, che nel mezzo della pista controlla i ragazzi dei bagagli con occhio discreto, dice lei…Era l’unica non in divisa rimasta sulla pista!

 

Arriviamo a Pemba alle 13.10 (un’ora avanti rispetto all’Italia), del 2 febbraio, sotto il sole africano della piena estate, il vento che soffia e’ caldo e ci porta gocce di acqua dalle nuvole all’orizzonte……e’ la stagione delle piogge per cui la nostra avventura inizia proprio con l’alternarsi di gran calore e cieli blu per passare rapidamente a forti temporali con fulmini, ma questo, se per il momento ci impedisce di fare un bagno al mare, non ci scoraggia ad affrontare tutto il resto.

La casa delle Pastorelle e’ molto bella ed accogliente, non manca nulla; chi era gia’ stato qui nota le grandi migliorie; le sorelle ci accolgono calorosamente come se fosse normale avere 15 persone in piu’ alla loro tavola.

 

Siamo finalmente giunti in Africa!

Sabato gita per Pemba. Visitiamo la cittadina, che essendo piovuto tutta notte ha le strade invase da pietre e fango; c’e’ animazione e per chi vede per la prima volta l’Africa, un po’ di sconcerto per l’aspetto dei quartieri piu’ poveri; ci fermiamo a comprare stuoie e non passiamo inosservati, siamo veramente pallidini e diversi da loro!

 

Incontriamo i ragazzi che lavorano il legno, sono seduti sotto un pergolato a piedi scalzi per aiutarsi anche con i piedi a trattenere i pezzi di “tec” mentre ne ricavano sculture incredibili, sono molto bravi. Questo tipo di legno, nero all’interno e bianchissimo fuori, e’ molto pregiato nel mondo, ma loro in genere lo usano per fare il fuoco.

Alla fine del giro, l’auto nuova che guidava sr.Maria e’ gia’ completamente infangata: ha ricevuto il suo battesimo della strada.

 

Domenica sveglia all’alba per accompagnare sr.Franca alla sua catechesi domenicale, oggi a Metuge. Noi proseguiamo per l’interno, scoprendo villaggi e spazi di prateria incantevoli, il verde e la natura sono rigogliosi nonostante il caldo; per strada carichiamo Adinani che ci accompagna verso Quisanga, alla fazenda di un Signore dello Zimbabue, che qui ha un po’ di terra dove ha costruito una residenza estiva molto bella; visitiamo il piccolo podere facendo progetti per il futuro.

 

Poi ritorniamo verso Metuge fermandoci in spiaggia per comprare pesce fresco e qui ci raggiunge uno stuolo di bambini, magri, sporchi e malnutriti ma con una gran voglia di conoscere, solo i piu’ piccoli hanno un po’ paura di noi e si tengono lontani, gli altri ci rincorrono con energia incredibile, battendo le mani e cantando; non abbiamo nulla da regalare, ma loro ci fanno una gran festa ugualmente.

Scattiamo foto e per quanto possibile gliele mostriamo……non immaginate le grida!

Improvvisamente scoppia un forte temporale ed essendo in molti di noi sul cassone dell’auto, ci ripariamo sotto una tettoia, invece i bimbi si tolgono i pochi stracci che indossano e si divertono a tuffarsi nelle pozzanghere.

 

Ritorniamo alla chiesetta e sr. Franca ci presenta alla comunita’ che intona un canto molto bello e conclude assieme a noi la preghiera.

La sera dopo cena ci ritroviamo tutti assieme per un momento di condivisione, in cui le sorelle ci spiegano le opere della loro missione qui a Pemba e noi ci presentiamo e programmiamo le attività per questo tempo di cammino comune.

 

Lunedì 6, inizio dei lavori - FINALMENTE dice qualcuno che gia’ sentiva la fatica dello stare fermi!!!! – Sveglia alle sei, colazione, breve momento di preghiera e alle sette inizio dei lavori.

Ad ognuno di noi viene affidato un incarico ed uno o più ragazzi come aiutanti e da formare; non conoscendo bene il portoghese non e’ facile, ma e’ bello vedere come questi giovani provino ad imparare la nostra lingua. Sono tutti ragazzi molto poveri che lavorano qui già da alcuni anni e grazie alla pazienza e all’aiuto che viene loro offerto quotidianamente dalle sorelle, stanno crescendo.

 

Ciao a tutti voi da Pemba, prima puntata

 

Paola, Maura, Maria, Mario, Claudio V, Claudio T, Adriana, Orfeo, Lella, Rosina, Giampietro, Paolo, Walter, Zeno, sr Maria, e sr Rosangela

 


Lunedì, 8 Gennaio 2007 

        Carissimi,

è con grande gioia che vi comunichiamo le prime nuove notizie dell’anno 2007 relative alla nostra Pemba.
Eh sì! Presso il nostro Centro “Maria Madre del Buon Pastore” in Mozambico il lavoro non manca mai.
La novità principale che dà inizio a questo nuovo anno riguarda l’arrivo a Pemba, verso i primi giorni di febbraio, di due capannoni che costituiranno le strutture fondamentali per la costruzione del Centro professionale, progettato da tempo, e che nascerà sul terreno adiacente alla casa.
L’idea è nata verso la fine del 2005, quando Claudio Dalla Verde, da poco tornato da Pemba, è venuto a conoscenza della demolizione di due capannoni di proprietà dei fratelli Marchi Damiano e Angelo, che dovevano ottimizzare lo spazio per la loro attività edile.
Claudio, infatti, ha associato subito questa operazione con il progetto del centro professionale a Pemba.
I capannoni, di 500 mq ciascuno, sono costituiti da una struttura portante di tubolari in ottimo stato.
Dopo l’adesione a questa operazione da parte dei fratelli Marchi, inizia un susseguirsi di visite e sopralluoghi, soprattutto da parte dell’architetto Silvano Zanoni (che da 3 anni segue i progetti a Pemba), per studiare le varie fasi di smontaggio dei tubolari e il loro rimontaggio, dopo la preparazione delle fondamenta.
Grazie alla tenacia e alla disponibilità di un bel gruppo di volontari, verso la metà di novembre 2006, completate anche le varie procedure di sicurezza, i lavori di smontaggio hanno finalmente inizio.
I volontari arrivano da varie parti e sono: Claudio, Lorenzo, Giordano, Angelo, Gelino e Damiano Dalla Verde, Narciso Chiavegato, Rino Tebaldi, Piergiorgio e Daniele Martinelli, Claudio Turrini, Luigi Corradini, Nicola Squeo, Claudio Rama, Giorgio Deboli e Walter Belliero.
Ovviamente accompagnati e assistiti dalle mogli che cercano di alleggerire il lavoro preparando spuntini e pranzi.
Un proverbio cita: “ tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare “.
In effetti magari la fase dello smontaggio poteva apparire dapprima semplice, ma in pratica le difficoltà e i rischi erano all’ordine del giorno. A volte ci si è messa anche la pioggia a complicare le manovre.
Ma niente da fare, i nostri “eroi” hanno proseguito imperterriti nei loro lavori con un’intensità e un forte spirito di collaborazione tale da far rispettare tutti i tempi.
Ma le vicissitudini proseguono e non ci si può ancora fermare; infatti dopo la fase “smontaggio capannoni”, ecco subentrare quella del caricamento di tutto il materiale all’interno dei containers situati presso la Timat di Vicenza.
Operazione che ha richiesto molta pazienza e organizzazione affinché anche il più piccolo spazio rimasto libero potesse essere occupato.
Si aggiungono così nuovi volontari: Mario Tosoni e Stefano Marchi che si sono occupati del trasporto, il fabbro Roberto Bestini che ha fornito le attrezzature mancanti, Gianni Fedrigo, Claudio Turrini, Gianni Zuliani, Nicola, Elio, e altri (comprese alcune delle nostre mitiche Suore), che si sono occupati del caricamento dei containers.

E finalmente, mercoledì 13 dicembre i containers hanno lasciato Vicenza alla volta di Pemba, dove dovrebbero arrivare verso i primi giorni di febbraio, quando arriverà anche il gruppo di volontari in partenza in questo mese a cui spetterà il compito di scaricamento containers e rimontaggio capannoni.

Non ci resta quindi che fare gli auguri di buon viaggio e buon lavoro a coloro che scenderanno a Pemba in questo nuovo anno, ricordando che tutti noi li appoggeremo e penseremo da casa.

Un sentito grazie.

Alessia Castellani


Pemba, 20 novembre 2006

Carissimi amici, 

 

Eccoci qui, siamo i cinque volontari partiti da Verona il 9 novembre per Pemba.


Dopo un viaggio lungo e pieno di imprevisti (abbiamo toccato parecchi aeroporti), siamo finalmente giunti a destinazione, grazie soprattutto all’aiuto di Padre Giuseppe della Consolata a Dar Es Salam e Suor Franca, che si è unita a noi per l’ultimo tratto di viaggio (anche lei vittima dei ritardi aerei). 

Arrivati all’aeroporto di Pemba sabato sera (al posto di venerdì mattina), siamo saliti sul pickup con Suor Dina e Suor Elisa ed eccoci arrivati alla meta.
La cena era gia’ pronta in tavola e, dopo aver raccontato le nostre avventure per arrivare fino a qui, siamo andati a letto sfiniti.

Ore 6.30 di domenica, a svegliarci è il gallo delle suore che passa sotto a ogni finestra per darti il buongiorno.
Facciamo colazione e via in giro per la citta’ per familiarizzare un po’ con il luogo e soprattutto con il clima.
Lunedì invece è iniziata la settimana lavorativa: la giornata inizia alle 6.30 quando il sole gia’ scotta e si finisce verso le 17, quando il sole tramonta e il buio prende il sopravvento.

Luigino ha il compito di verificare l’impianto di depurazione dell’acqua, Giacomo deve occuparsi dell’impianto elettrico, Gianluca è stato catturato da Suor Dina per verificare la situazione in radio e per preparare i computer ed iniziare un breve corso di computer.  Io (Alessandra) ed Alessia variamo, al mattino diamo aiuto agli altri e nel pomeriggio seguiamo il Grest con gli animatori locali.
Arrivano circa 150 bambini ogni pomeriggio ma Abel (l’animatore) li sa tenere tutti in riga; i bimbi infatti sono molto disciplinati e rispettosi. E’ fantastico sentirli cantare e danzare e i loro occhioni ti catturano subito ed è impossibile non accarezzarli tutti.
Alle 16 c’è la merenda: Io e Alessia prepariamo i panini per tutti e li consegnamo uno ad uno e il nodo alla gola è garantito a vedere come si nascondono il panino per portarlo a casa e dividerlo con i familiari sempre molto numerosi.
Tutti comunque ti fanno sentire come a casa: i ragazzi e le ragazze che lavorano qui nella missione ogni giorno ti chiamano, ti salutano e ti chiedono come stai; questo è solo un piccolo esempio di quanto la gente di qui ti dona.
Infatti, pensavamo di venire a Pemba per prestare aiuto e lavoro donando la nostra conoscenza, in realta’ ci accorgiamo che ogni giorno che passa è la gente che ci circonda che ci arricchisce interiormente.

A tutti il nostro caloroso saluto 

 

Alessia, Alessandra, Luigino, Giacomo, Gianluca
e le suore Pastorelle
                                                                                

 


Pemba, 9 Agosto 2006

 

Carissimi amici,

 

i giorni qui a Pemba corrono veloci, forse anche troppo. Siamo partiti da Verona il 26 luglio in cinque, Francesca, Davide, Chiara, Francesco e Gianni "mestre" che resterà con le Suore Pastorelle fino a settembre, mentre noi invece ripartiremo il 16 agosto.

Vogliamo raccontarvi come scorrono le nostre giornate e quali sono le attività; tutti insieme con gli altri lavoratori della casa facciamo colazione verso le 6.30 per poi dividerci nei diversi cantieri o nelle  aule per l’insegnamento o ancora nei campi da gioco.

 

Io (Francesca) e Davide teniamo un piccolo grest per i bambini dei bairo di Pemba, accorrono ogni giorno moltissimi ragazzini dai cinque ai quattordici anni, tutti con il desiderio di giocare insieme. Il grest è diviso in due parti, una al mattino e una al pomeriggio, per permettere ai menino di venire e allo stesso tempo di partecipare alla scuola, che loro frequentano in turni.

Stare con i ragazzini ti arricchisce molto grazie ai continui sorrisi, loro che vivono nella povertà e che non sempre hanno il pasto giornaliero, sono sempre pronti a correre per conquistare un punto al gioco del fazzoletto o ancora per cantare a gran voce delle allegre musiche africane. Non ci è ancora ben chiaro chi tra noi e loro si stia maggiormente divertendo, perché qui ogni istante è una crescita reciproca, nel gioco si impara a rispettare l’altro, si impara a collaborare e al grest di Pemba si imparano  anche le tabelline. Sì, perché, tra un gioco e l’altro facciamo anche matematica perché uno dei primi problemi qui in Mozambico è ancora la scarsa qualità della scuola, nelle classi ci sono più di ottanta bambini, che si capisce, non vengono per niente seguiti. Il grest inizia alle otto e prosegue fino alle 11.00 poi ancora nel pomeriggio dalle 14.00 alle 16.30, ogni giorno raggiungiamo qualche nuovo record, una mattina record di ragazzini presenti, ben ottanta, c’è stato il record dei più piccoli con bimbi dai due ai sei anni, poi stamattina il record lo hanno vinto alcuni ragazzi che si sono presentati prima delle 6.30, mentre noi ci eravamo appena alzati dal letto.

Ci affezioniamo sempre di più a questi bei visetti tondi e neri, agli occhioni grandi, alle manine che sempre si tendono per fare insieme un grande cerchio per giocare, uno dei piccoli ha conquistato tutta la nostra simpatia perché lui è sordomuto e si esprime solo con suoni e con gesti.

 

Ecco arriva Chiara al computer, pronta a raccontarvi cosa fanno lei e Francesco.

Quando siamo partiti per Pemba, ormai già più di una settimana fa, avevamo l’intenzione di dare ad un gruppo di ragazzi lezioni di disegno tecnico, affinché potessero utilizzarle come base per poter svolgere meglio, una volta terminata la scuola, i lavori a cui aspirano. Saper leggere un progetto infatti, saper costruire correttamente degli angoli retti, saper prendere delle misure con degli strumenti adeguati o tracciare correttamente delle linee rette, sono aspetti importanti per molte attività e che anche se a noi possono sembrare scontati, qui in Mozambico risultano ancora molto difficili da comprendere per i ragazzi.

Quando ci siamo trovati davanti ai nostri “alunni” però, abbiamo dovuto fare un rapido cambiamento di programma, perché ci siamo accorti che i ragazzi sapevano a malapena che cosa fosse un quadrato, quasi nessuno sapeva calcolare il perimetro o l’area delle figure geometriche principali. Abbiamo quindi deciso di fare un passo indietro e di fare loro un grande ripasso di geometria. Le difficoltà sono tante, perché molti di loro, che hanno dai 17 ai 30 anni, fanno addirittura molta fatica a fare anche semplici moltiplicazioni. Nonostante ciò, siamo molto contenti di quello che stiamo facendo, i ragazzi sono molto interessati e noi abbiamo la speranza che, anche se piccolo, questo possa essere un piccolo contributo alla loro formazione e al loro futuro.

 

Vi salutiamo tutti calorosamente

 

 

Francesca Chiara Davide Francesco

 

             


Pemba, 1 luglio 2006

Carissimi/e

siamo partiti dall’Italia il 21 giugno 2006 e siamo arrivati a Pemba il 24 giugno dove siamo stati accolti dall’abbraccio delle nostre sorelle e di parecchi ragazzi che lavorano al nostro Centro.
L’avventura delle lingue e delle lunghe interminabili soste e attese ci ha messo fin dal primo giorno nel clima di ciò che avremmo poi dovuto cominciare ad vivere.
Walter e Giovanni, i due veterani del nostro gruppo avendo già sperimentato il viaggio erano “abbastanza tranquilli”; Domenico e io, nuovi dell’esperienza, guardavamo tutto con stupore e meraviglia cercando di fotografare con lo sguardo e il cuore ogni realtà, ogni incontro e quella natura che per certi aspetti era tutta da scoprire.

Ora siamo qui, ognuno lavora con una squadra di fratelli africani ai quali si vorrebbe non solo insegnare ma consegnare poi, come sempre, alcuni lavori da concludere: chi fa il tetto di una cucina, chi mette il pavimento in un corridoio, chi prepara la malta, chi fa le grate per le finestre ecc. A volte il materiale che serve non si trova e allora bisogna aguzzare l’ingegno per costruirselo senza perdere la pazienza sapendo che i tempi africani sono un po’ diversi dai nostri…
Io sto conoscendo le varie realtà dove lavorano le nostre sorelle e incontrando le persone con le quali lavorano. Tutto è così diverso dal mondo nel quale siamo abituati a vivere che a volte non si crede ai propri occhi.

La gente che ha bisogno di aiuto è veramente tanta: iniziano a chiedere quasi con pudore poi il coraggio e le necessità aumentano e finché non ottengono qualcosa stanno seduti fuori, magari sulla terra e attendono, attendono…
Normalmente sono donne con bambini piccoli, neonati, donne in attesa; è la donna che in genere si prende cura dei figli e della famiglia anche se ora si comincia a vedere qualche ragazzo che porta il bimbo tra le braccia o nella capulana.
La fame, la malattia, i figli sono le ricchezze di questo popolo giovane; non abbiamo visto in questi giorni persone anziane e quelle che a volte ci sembrano tali superano di poco i 50 anni.

Qui è inverno e le nostre suore dicono che fa freddo ma per noi fa caldo, di giorno il sole scalda anche troppo mentre di notte si dorme bene quasi con la necessità di mettere sul letto un playd.
Purtroppo stiamo sperimentando la scarsità dell’acqua: manca da più di 15 giorni e quindi si deve andare a cercarla sia per le necessità vitali che per il lavoro da eseguire; l’energia elettrica invece viene e va e ogni poco tutto si bloccherebbe se non ci fosse un generatore che “collabora” in questa nostra opera.
Una cosa ci ha colpito molto: le strade sono sempre piene di gente che va e che viene a piedi, lunghi percorsi sperando a volte di trovare qualcuno che dia un passaggio; cosa molto rara perché le auto sono ancora poche in confronto del popolo caminantes...
Alle ore 17 è già notte perciò la giornata lavorativa finisce ed inizia il tempo del relax, degli scambi di idee o di progetti di lavoro per il giorno seguente ed anche accompagnando la nostra Italia nella sua ricerca di arrivare in finale nei mondiali di calcio.
Alla sera stiamo partecipando alla preparazione della festa del patrono S. Paolo: prove di canto, adorazione, celebrazione penitenziale… tutto con la partecipazione di molti giovani, una chiesa quasi piena di gente che prega e canta con fede.

Una cosa molto bella ho scoperto che non sapevo: ogni giovedì nella celebrazione della messa c’è un ricordo speciale per tutti i benefattori vivi o defunti delle Suore Pastorelle, sappiatevi quindi ricordati uno per uno e presenti in questa realtà ma specialmente nel cuore delle nostre suore e di tanta gente aiutata.

Per ora concludo e assieme a Domenico, Giovanni, e Walter; Sr Elisa, Dina, Franca, Lucia e Rosangela, vi auguriamo buona settimana e vi chiediamo un ricordo particolare a Colui che conosce a ama ogni popolo anche quello che sembra più abbandonato…

Grazie di cuore alle famiglie dei volontari che hanno rinunciato a trascorrere insieme l’estate e che in questo momento sentono il peso della lontananza e la gioia del “dare”.
A tutti il nostro grazie e il nostro affetto.

                                                                                  Sr Pasquina Crepaldi


Pemba, 6 febbraio 2006

Carissimi amici di “Voci e Volti”,

 

da Pemba le ultime notizie.

 

“Domenica 29 gennaio abbiamo passato una bella giornata al mare con le Pastorelle facendo anche un giro turistico nei dintorni di Pemba. Ci hanno fatto visita il Sig. Tampalini di Brescia e una sua collaboratrice condividendo con noi alcuni momenti. Domenica 5 febbraio dopo averli salutati siamo tornati al mare in un'altra località molto bella.

 

I lavori proseguono bene. La sveglia è alle 5.00, colazione e inizio lavori ore 6.00, break alle 9.30 e poi ripresa fino alle 11.30, pranzo alle 12.00; piccolo riposino, ripresa alle ore 14.00, fine giornata col buio ore 18.00.

 

Abbiamo quasi terminato la copertura del tetto della nuova casa e della parte interna della zona giorno. Contemporaneamente stiamo preparando l’entrata e la recinzione del nuovo appezzamento di terreno.

 

Al corso di cucito frequentano 12 mamme tutte con i figli appresso, i figli più grandi accudiscono quelli più piccoli. Una bimba di 3 anni fa la baby sitter a suo fratellino di 3 mesi, lo abbiamo steso in terra su una stuoia perché non cada, quando gli passi accanto allunga le mani per venire in braccio.

 

Adriana e Gabriella sono le insegnanti e sr. Elisa fa da interprete. Il corso comincia con infilare l’ago e da questo ci siamo accorte che la metà delle alunne non ci vedono; comunque sono interessate perché ne sono arrivate altre di nuove.

 

In questo tempo le Pastorelle hanno iscritto 400 ragazzi alle scuole, tutti delle famiglie sostenute dalle adozioni e hanno consegnato 100 divise (camicia bianca e pantaloncini o gonna azzurri).

 

Nei giorni 2-3 febbraio sono arrivati i containers pieni un po’ di tutto. In uno c'era un trattore nuovo con attrezzatura agricola: pala, forcone, aratro, erpice, rimorchio, insomma tutto. Non vi dico come abbiamo fatto a scaricarlo, vedrete le fotografie. sr Maria e sr Franca lo hanno già usato per fare trasporti interni e sistemare il cortile.

 

Abbiamo già prenotato il volo di ritorno per martedì 14 febbraio. In quest’ultima settimana cominceremo a consegnare i lavori agli operai mozambicani.

 

Saluti vivissimi e … a presto

 

Gianni  per l’allegra brigata del Mozambico e per le Pastorelle.


gennaio 2006

Carissimi amici di “Voci e volti”,

il gruppo dei volontari, annunciato nel notiziario di Natale 2005, è già a Pemba “Mozambico”.

Il viaggio doveva essere più rapido dei precedenti, senza lunghe soste. Invece il tragitto ha riservato delle sorprese.

Partiti lunedì 17 gennaio u.s. in orario da Verona per Roma – Addis Ababa arrivano a Dar Es Salaam con 2 ore e mezzo di ritardo: l’unico aereo per Pemba é già partito. Il volo successivo sarebbe stato dopo due giorni. Come vivono l’avventura?


Ecco alcuni stralci delle loro comunicazioni:


“A Dar Es Salaam, avendo perso la coincidenza di aereo, cominciamo a telefonare a Verona e a Pemba per trovare una soluzione, chiamiamo anche l’Ambasciata italiana ma nessuno risponde. Dopo lunghe spiegazioni e rimostranze, la compagnia aerea Ethiopian Airlines, con cui avevamo viaggiato, ci porta con tre taxi in un Hotel meraviglioso a proprie spese. Non sappiamo spiegarci in inglese e temiamo di rimanere prigionieri per due giorni.


La notte ci porta un po’ di riposo. Il mattino, dopo la colazione, al cellulare di sr. Maria arriva una telefonata di un certo Silvano Murari che aveva visto il messaggio e riconosciuto il mittente. Con il telefono dà disposizione in inglese e ordina due taxi per andare nella missione dove lui si trovava.


Che cosa era avvenuto? la sera precedente c’era stato un via vai di SMS tra le Pastorelle in Italia e sr. Maria per comunicare che Silvano, la moglie e molti amici di Verona si trovavano in Tanzania e sarebbero ripartiti due giorni dopo.


Alle ore 11 si parte per percorrere 250 km. Con il ritmo degli africani siamo preoccupati perché se qualcosa si inceppa rischiamo di perdere anche l’aereo del giorno seguente. Invece tutto va a perfezione. Arrivati alla missione di Morogoro riceviamo un’accoglienza straordinaria. E in più, alcuni di noi trovano persone che conoscono bene e al vedersi, in un luogo così lontano, non credono ai loro occhi. Quanto è piccolo il mondo!


Giovedì 19 si va all’aeroporto per riprendere il viaggio e si trova la sorpresa che solo 4 di noi sono nella lista dei passeggeri, gli altri avrebbero dovuto attendere altri due giorni. In diversi modi ci spieghiamo e riusciamo ad ottenere che tutti vengano imbarcati, ma tre valige devono rimanere a Dar Es Salaam.


Sabato 21 arriva tutto e quindi possiamo concludere la 1° settimana oramai collocati nel nuovo ambiente e con le prospettive di lavoro quasi organizzate. E’ stata dura, ma ce l’abbiamo fatta. Ed é stata una sosta interessante.


Alla fine della seconda settimana possiamo dirci contenti, siamo un gruppo molto affiatato e i lavori procedono bene. Alcuni, dopo aver costruito i 4 pilastri della seconda casa e gettato la trave appoggiata ai pilastri, hanno già iniziato a montare le travi di legno per il tetto. Altri hanno cominciato a installare le capriate in legno per coprire il tetto interno della zona cucina. C’è chi ha finito il pavimento e il rivestimento alla lavanderia e al bagno, e chi sta preparando le inferriate. Abbiamo avuto parecchi problemi con l’acqua che speriamo di aver risolto. Lunedì 30 arriveranno i containers.


Le nostre donne, Rosina, Adriana e Gabriella, hanno anche loro un bel da fare, oltre alla cucina stanno insegnando ad un gruppo di donne mozambicane a cucire.


E Le suore? Sono impegnate tutto il giorno nell’assemblea annuale per organizzare la pastorale della diocesi, e quindi lasciano a noi la gestione della casa.


Un grande saluto da tutti e per tutti.


Gianni, Walter, Mario, Orfeo, Gabriella, Rosina, Adriana, sr. Maria.


Pemba, 17 luglio 2005

Carissimi amici di "Voci e Volti",

“se quanto hai già trovato è di materia pura, non potrà mai marcire.
E tu un giorno potrai tornare.
Se è stato soltanto un attimo di luce, come l’esplosione di una stella,
allora non troverai più nulla al tuo ritorno.
Ma avrai visto un’esplosione di luce
e anche solo per questo ne sarà valsa la pena”


La passione ti fa smettere di mangiare, di dormire, di respirare, di lavorare, di vivere in pace.

Molti si spaventano perché, quando compare, distrugge tutto ciò che di vecchio incontra. Nessuno vuole mettere a soqquadro il proprio mondo, perciò alcune persone, tante, riescono a controllare questa minaccia mantenendo in piedi una casa o una struttura già marcia. Sono gli ingegneri delle cose superate.
Altri individui pensano esattamente il contrario: si abbandonano senza riflettere, aspettandosi di trovare nella passione la soluzione di tutti i loro problemi. Attribuiscono all’altro il merito della propria felicità e la colpa della propria possibile infelicità. Sono sempre euforici perché è accaduto qualcosa di meraviglioso, oppure delusi perché un evento inatteso ha finito per distruggere tutto.
Sottrarsi alla passione o abbandonarsi ciecamente? quale è il meno distruttivo???

Io sono una di quelle persone che si lasciano travolgere completamente… e così è stato qui.

Sono arrivata e mi sono immersa in questa terra, in questi bairros, in questi odori e sapori…
In tutti questi colori vivaci: quelli delle capulane delle donne, gialli, rossi, viola… quello azzurro di questo mare, di questo oceano... il colore scuro di questa pelle... è inutile negare la differenza, loro ti vedono e per loro sei comunque bianco.
Però puoi condividere, aiutare, comprendere...

Questa per me è stata l’ultima settimana… una settimana intensa di un mese passato veloce.
In questi ultimi giorni ho cercato di coinvolgermi il più possibile in tutto quello che potevo fare, dal lavare i piatti allo stare in cantiere.

I bambini venivano anche quando non era previsto... questo mi ha caricato di gioia e di nostalgia... è stato difficile lasciarli, far loro capire che non posso rimanere oltre.
Ho dato le ultime lezioni di inglese. Ho pensato a quel poco che ho fatto. Dal momento che sono partita da zero l’insegnamento è stato proprio minimo… però io ci ho provato magari con metodi un po’ alternativi, con disegni, con figure, con tutto quello in cui potevo cimentarmi...

Ho fatto le ultime visite alle famiglie… ogni volta sono un milione di emozioni… è bellissimo e tremendo allo stesso tempo.. entrare nelle loro palhotas... vedere il niente che c’è dentro, uscire sorridendo e complimentandosi con loro per come vanno avanti perché vanno avanti.

C’è stata una famiglia nell’ultimo giorno che mi ha colpito… Una signora che ha come tutti molti figli ma che in casa non ha niente… ed ha mandato la figlia a comprarci molto pane fritto… l’ho stretta forte quella donna… volevo trasmettergli energia, stima ... non volevo accettare quel pane ma qui nel rifiuto ci rimangono male e così l’ho apprezzato, mi è sembrato il pane più buono che avessi mangiato qui... forse neanche lo era ma rimarrà così per me.. un dono da qualcuno completamente disinteressato ... un po’ come l’amore quando è puro… quando non ha un secondo fine, quando è libero e naturale, che sprigiona nella voglia di raccontare.. già la sua storia..quella storia che la leggi negli occhi, simile a tante, uguale a nessuna…ascoltare chiunque.

Ho visitato il carcere… una specie di inferno sulla terra… una massa di uomini che stanno lì ... qualcuno gioca a dama con i tappi delle birre, qualcuno fa lavori di paglia, occhi tristi o di rabbia.
Narratori che non dicono più niente.

E poi l’ospedale.. mi si sono bloccate le parole.. reparto maternità.. otto letti ammassati per ogni stanza, bambini con pelli invisibili, stanze sporche, piccole, affollate..
È qui che apprezzi certe professioni.. quelle persone che si mettono al servizio per gli altri e non importa se vengono pagate o meno ma apprezzi lo sforzo, la voglia, le ore spese in cui si potrebbe fare dell’altro..

Se guardi le cose vedi che c’è da fare.. che vuoi ritornare.. che anche tu vuoi contribuire a dare una mano..

Al cantiere i lavori procedono.. Walter sta facendo griglie e zanzariere.. Gino sta installando l’impianto elettrico.. Giovanni ha messo le perline, i mazzetti, i marmi.. tutto sta crescendo e salendo.. Mario e Maria mille altri lavori …

Si va in giro a cercare i materiali.. si viaggia un po’..

Davide sta andando avanti con i corsi di computer..

E così per ore il mio viaggio sta finendo... tutte le cose anche le più belle hanno un inizio e una fine. Fa parte della naturalezza della vita. L’importante è cosa ti rimane, la bellezza di ciò che hai vissuto e anche il dispiacere di quello che non c’è più, di quello che devi lasciare. Ti fa capire quanto fosse grande, unico e di quanto ti mancherà.

Ieri sono anche arrivati gli altri italiani: Gianni, Lorenzo, Claudio e Angelo..

Ora è meglio che vi saluto… non voglio versare qualche lacrima su questa tastiera… alla prossima…

Grazie e un saluto sempre a chi ci sostiene.. 

Vanessa


 

Carissimi amici di "Voci e Volti",

 

ecco le notizie da Pemba. Siamo contentissimi oltre che indaffaratissimi.

 

Chi siamo?... Ecco Walter, Mario e Maria sono di vecchia data e anche sr. Maria; poi sr. Candida e i nuovi aggiunti: Giovanni, Danila e Daniele, Vanessa, Davide.

 

Siamo partiti venerdì, 17 giugno, e dopo aver  sparso olio e vinavil per le valigie e per l’aeroporto di Dar-Es-Salaam, siamo arrivati alla desiderata Pemba!

Qui cerchiamo di “camminare con il tempo”, svegliandoci poco dopo che il sole sorge (5.30 n.b…cinque e mezza!) e seguendolo mentre tramonta, correndo veloci sul nostro carro quando torniamo dal lavoro alle 17.30.

Anche se qui è inverno il sole si fa sentire e raggiunge benissimo le nostre temperature estive. Quindi oltre al fuso orario ci sentiamo vicini a casa anche per il caldo.

Ci siamo subito messi all’opera, conoscendo gli operai, infilandoci i guanti e imparando nuovi lavori. I lavori stanno procedendo bene solo che il grande problema rimane sempre l’acqua… i materiali che troviamo difficilmente, gli strumenti che si bloccano…

C’è un gran lavoro di manutenzione ma... procediamo.

 

Stiamo lavorando a diversi progetti... per questo cerchiamo di correre il più possibile.

L’accoglienza con la comunità cristiana di San Paolo è stata calorosa… Ci hanno presentati in una messa di due ore che ci ha fatto intimidire dovendo salire in presbiterio. Ma quando sono iniziati gli applausi, quando abbiamo visto i balletti e sentito le voci cantare animatamente… la timidezza è volata chissà dove.

 

Alcuni di noi la mattina vanno a visitare le famiglie nei vari bairro (quartieri). È una bellissima esperienza che permette di farci imparare qualche parola di portoghese ed immergerci in questa realtà. È imbarazzante e incredibile come ce la possano vivere in situazioni così paradossalmente diverse dalle nostre. E vederli comunque sorridere, non abbattersi. Dicono che quando Dio voglia far impazzire qualcuno soddisfi tutti i suoi desideri. Credo sia una verità per farci comprendere quanto spesso noi ci lamentiamo per cose troppo futili.   

Dalle famiglie cerchiamo di comprendere e condividere… facendo un lavoro anagrafico, ma soprattutto cercando di capire le loro aspirazioni, i loro problemi e come nel nostro piccolo poterli aiutare perché comunque questo è un viaggio lungo mille chilometri e comincia con il primo passo.

Credo che tutti ci stiamo innamorando un po’ di questa terra… un po’ vogliamo lasciarla libera e un po’ vorremmo poterla migliorare anche se non è facile. Bisogna lottare ogni giorno, fare mille scelte, essere a volte persino duri e cercare di non piangere, non davanti a loro... A volte si, è stancante.

 

Abbiamo passato il primo week- end a Namuno per andare a prendere in un'altra missione Suor Dina e lungo il tragitto ci siamo soffermati ad osservare questo cielo che riesce a sorprenderci, queste stelle così tante che sembra non ci stiano neanche, questa luna così perpendicolare che per vederla devi alzare la testa… e ti sembra di toccare le stelle, di essere comunque parte di qualcosa di più grande. E questo ti dà speranza.

 

Dal cielo si passa alla terra… questa terra così rossa… io l’ho scoperta grazie a un’amica. Lei che sapeva quanto ami viaggiare mi ha chiesto se potevo portarle una manciata di terra dei luoghi da dove sarei passata. È così che ho scoperto le terre: ogni paese ha più terre, diverse per consistenza, colore e origine. Mi sono sporcata le mani con la terra dei campi, con la malta delle costruzioni, con la ghiaia che finalmente arriva, con la terra nella savana. Ho imparato a guardare dove metto i piedi (e a guardare sotto gli alberi per non incontrare un cobra), ad andare al di la dell’asfalto, a cercare la terra. 

 

Arrivata a Pemba non ho fatto fatica a trovare la terra, gli occhi hanno guardato e la terra era ovunque e così mi sono chinata a guardare con il desiderio a volte di chiudere quella mano e portare via una manciata di ricordi e a volte di sofferenze. La prima terra che ho visto è stata quella delle costruzioni, della gente che ha scavato, coi mezzi più rudimentali, per potersi allacciare gli impianti ed avere anche una casa, una palhota.

Ho visto bambini che scavavano con le mani quella terra piena di sassi sotto le direttive di una madre che ha visto troppo. Questa terra è ovunque, perché dovunque la gente lotta per continuare a vivere, ma è anche la terra della condivisione, quella dove noi impariamo e cerchiamo di far imparare quello che abbiamo appreso. Siamo orgogliosi del nostro lavoro e vogliamo passarlo… in modo che poi si formi un cerchio infinito.

 

E ora questa terra inizia ad appartenerci…

Vogliamo un futuro, per questo cerchiamo di lasciare spazio a tutti questi ricordi che verranno…

Ringraziamo sempre chi ci sostiene perché ci dà la possibilità di condividere questa complicata realtà.  Che Dio vi porti sempre sul palmo della sua mano!

 

Alla prossima…ate logo (a presto)

 

Vanessa  insieme a:

Walter, Mario e Maria, Giovanni, Daniele e Danila, , Davide, sr.Maria, sr.Candida, Sr Elisa, Sr Rosangela, Sr Franca, Sr Dina.

 


 

ASSEMBLEA ANNUALE dell'ASSOCIAZIONE

VERONA: 29 maggio 2005

 

Molto partecipata è stata l'assemblea annuale di fine maggio u.s. Circa un centinaio, tra soci e amici, sono pervenuti da diverse parti dell'Italia, alcuni con magliette e fazzoletti con il logo dell'associazione.
E' iniziata alle 10.00 di domenica mattina. Dopo il saluto del Presidente, sr. Lucia Piai, arrivata pochi giorni prima da Pemba, ha presentato le diverse attività svolte dalle suore e dai collaboratori locali.
Quindi è stata data la parola al Vescovo D. Ernesto Maguengue, che per felice coincidenza si trovava in Italia ed ha accolto volentieri l'invito ad essere presente. Ci ha illustrato la situazione della sua diocesi e i sogni che porta nel cuore per il bene del suo popolo.

Alla Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Vescovo nella chiesa parrocchiale di Borgomilano (Verona) e animata dall'associazione stessa, è seguito il pranzo, vissuto come momento di fraternità e conoscenza reciproca.

Nel pomeriggio, la presentazione del bilancio 2004 ha dato modo di constatare la rilevante crescita nel sostegno dei diversi progetti.
Si è dato ampio spazio per maturare le prospettive da mettere in atto nel prossimo futuro. Accanto alle attività di formazione e di carità già avviate, ci si è chiesti: quali progetti possono offrire mezzi di auto-sviluppo ai giovani e alle numerose famiglie che sosteniamo attraverso le adozioni?
Si è parlato di agricoltura, falegnameria, carpenteria, taglio-cucito, artigianato locale. Il tutto - essendo Pemba una penisola sull'Oceano indiano - potrebbe trovare un punto unificatore e una circolazione di beni nel 'turismo responsabile', un turismo che privilegia l'incontro tra persone e culture ed esclude ogni forma di sfruttamento.
Queste intuizioni sono state affidate allo studio in loco dei soci e volontari - circa 25 persone - che si alterneranno a Pemba nei mesi di giugno-settembre p.v., chi per portare a termine la costruzione, chi per conoscere la realtà e trovare ulteriori vie di collaborazione e condivisione.

La segreteria dell' Associazione


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